Tillandsia

Vivo così
appesa ad un filo
niente terra
niente acqua
nessuno che si curi di me
solo un po di umidità
e un po di vento, trasparente,
nemmeno lo vedo.
Raramente, svogliata,
fiorisco
allora qualcuno si gira
strizza un occhio
e presto mi dimentica,
mi accontento di un raggio di sole.
Vivo così.

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“La mia Boccadarno”

In occasione della giornata della poesia vorrei ricordare una persona con cui ho condiviso alcuni momenti della mia vita. Letteralmente innamorata del paesaggio toscano ha cercato di riportare su tela dipingendo e su carta scrivendo, i sentimenti che provava. Non voglio giudicare se ci sia riuscita o meno ma voglio solo valorizzare, seppur in minima misura, il grande sforzo e la grande passione che aveva per l’arte.

Qui una sua poesia che tratta di un angolo della costa pisana e precisamente dove l’Arno sfocia in mare. E’ molto difficile spiegare il fascino che suscita un posto del genere, e solo chi come me spesso è andato a vedere i tramonti, il mare in piena e l’inverno a Boccadarno, può capire di cosa sto parlando.

Purtroppo il progresso è arrivato anche li e nel 2013, nel punto più a nord di Marina di Pisa, è stato inaugurato il porto di Boccadarno che porterà sicuramente un incremento nell’economia locale ma che inevitabilmente ha strappato quasi definitivamente l’immagine logora e antica, fatta di ruggine e corde, di vento e pescatori che non potremo mai dimenticare.

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La mia Boccadarno

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Boccadarno piena di fascino,

incredibili tramonti di bellezza infinita.

Sei tutta una poesia unica al mondo, con le

tue baracche, coi tuoi incombenti retoni.

Il cigolio dei burberini, i pescatori

vegliano, avvolgono le funi ansiosi di vedere

guizzar pesci argentati dal raggio del sole.

Stai in mezzo ai tuoi scogli sbattuti dai flutti

spumosi, accarezzati da alghe marine, baciata dalle

onde del mare.

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Rolanda Carmignani (Pisa 1927 – Pisa 2011)

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Joe

DIstrazione

Le stelle cadenti passano così, d’improvviso una notte alzi gli occhi al cielo e la vedi. Un attimo, una linea nel cielo, non sapevi che l’avresti vista. Appena realizzi cosa è stato l’hai già persa e ne rimane solo un ricordo, ma è un evento tanto raro che per un bel po di tempo segnerà la tua memoria.

Così è stato.

Un passaggio di fretta ai canali radio, un piccolo programma di pochi minuti che riesce a condensare poesia e musica, esistenza e morte, passione e protesta. Poche parole, poca musica, dieci minuti sono bastati per segnare la mia memoria con un potente concentrato di sensazioni, ricordi, visioni. Una storia ormai indelebile e un eroe su tutti: Joe Strummer.

Ma soprattutto la sua perla fra le perle:

Straight To Hell – The Clash

If you can play on the fiddle
How’s about a British jig and reel?
Speaking King’s English in quotation
As railhead towns feel the steel mills rust water froze
In the generation
Clear as winter ice
This is your paradise

There ain’t no need for ya
Go straight to hell boys

Y’wanna join in a chorus
Of the Amerasian blues?
When it’s Christmas out in Ho Chi Minh City
Kiddie say papa papa papa papa-san take me home
See me got photo photo
Photograph of you
Mamma Mamma Mamma-san
Of you and Mamma Mamma Mamma-san
Lemme tell ya ‘bout your blood bamboo kid.
It ain’t Coca-Cola it’s rice.

Straight to hell
Oh Papa-san
Please take me home
Oh Papa-san
Everybody they wanna go home
So Mamma-san says

You wanna play mind-crazed banjo
On the druggy-drag ragtime U.S.A.?
In Parkland International
Hah! Junkiedom U.S.A.
Where procaine proves the purest rock man groove
and rat poison
The volatile Molotov says-

PSSST…
HEY CHICO WE GOT A MESSAGE FOR YA…
VAMOS VAMOS MUCHACHO
FROM ALPHABET CITY ALL THE WAY A TO Z, DEAD, HEAD

Go straight to hell

Can you really cough it up loud and strong
The immigrants
They wanna sing all night long
It could be anywhere
Most likely could be any frontier
Any hemisphere
No man’s land and there ain’t no asylum here
King Solomon he never lived round here

Go straight to hell boys

Info: La trasmissione è “Dirty Boogie” puntata del 21.12.2012 trasmessa da Radio 2 e scaricabile da qui, finché non esaurisce la sua luce.

La Gigantessa

Approfitto di questo primo giorno di primavera in cui si celebra la Giornata mondiale della Poesia per pubblicare una piccola perla contenuta in quel «I Fiori del Male» che nel 1857 scandalizzò l’europa, ancora poco avvezza ad un linguaggio e ad un immaginario moderno. Negli stessi anni in cui, in Francia, gli Impressionisti stracciavano la stantia pittura dei Salon e aprivano le porte definitivamente ad un’arte nuova, così Charles Baudelaire sanciva la nascità della poesia moderna con questa raccolta di liriche universalmente considerata come la più importante dell’Ottocento. La traduzione dal francese qui riportata è quella che preferisco

La Gigantessa

Quando Natura in suo estro possente
Concepiva ogni giorno figli abnormi,
La mia gioia sarebbe stata vivere
Accanto a una giovane gigantessa,
Come fa un gatto che voluttuoso
Se ne sta ai piedi della sua regina.
E mi sarebbe piaciuto vederne
Concordemente fiorire con l’anima
Il corpo, svilupparsi in libertà
Nei suoi tremendi giuochi; dalle nebbie
Umide che le nuotano negli occhi
Indovinare se il suo cuore covi
Un tetro fuoco; a mio agio percorrere
Le sue magnifiche forme; strisciare
Sul versante delle enormi ginocchia,
E a volte, in piena estate, quando i soli
Malsani la distendono sfinita
In mezzo ai campi, indolente dormire
All’ombra dei suoi seni, come un placido
Casolare ai piedi di una montagna.

Charles Baudelaire
«Les Fleur du Mal»
XIX

Per oggi niente disegni o foto, a queste parole c’è poco da aggiungere.