Mr. Hugh Jackman portrait (speed drawing)

Se l’appetito vien mangiando, la voglia vien disegnando (sarà vero?). Dopo il ritratto ad Iron man questa volta ho realizzato Wolverine interpretato dall’ormai arcinoto Hugh Jackman, indubbiamente il miglior Wolverine cinematografico di sempre (forse dovrei dire l’unico).

Stessa configurazione della volta scorsa, solo che ho posizionato la camera in orizzontale. Sebbene ci sia un effetto prospettico dovuto all’inclinazione dell’album da disegno sotto al foglio, il risultato è più arioso e più godibile. Ho speso un po più tempo con la matita leggera perché non ero molto soddisfatto del risultato ma una volta passate le ombre con la 3B e 5B tutto è tornato a posto.

Ho scoperto che, a causa della colonna sonora scelta, gli amici svizzeri e tedeschi non possono vedere i contenuti per cui spero di riuscire, nel breve termine, a caricare un video alternativo, magari esteso rispetto a questi estremamente accelerati.

Il tempo di realizzazione del disegno è stato di circa 2 ore.

Per la colonna sonora ho scelto “Mas que nada” in una versione di Dizzy Gillespie estratta dalla raccolta “Music for latin jazz lovers”.

Buona visione.

 

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Robert Downey Jr (Speed drawing)

Mi sono detto: “Perchè no?”. Oltre a foglio, matite e un PC con la foto modello, ho installato una minicamera sul tavolo da disegno e via. In totale sono servite un paio d’ore suddivise in qualche serata, che ho poi rimesso insieme in un video unico e infiocchettato con musica e titoli. Durante una sessione ho purtroppo posizionato la minicamera troppo vicino al disegno e si è persa la parte della realizzazione del colletto dell’armatura. Pazienza sarà per la prossima volta.

Questa è la versione speed drawing che sposa perfettamente i tempi “internettiani” attuali. Per gli amanti del disegno che hanno più pazienza probabilmente inserirò una versione estesa.

Per la colonna sonora ho scelto “Shoot to Thrill” degli AC/DC inserita anche nel film di Iron Man. Naturalmente un ringraziamento speciale a Robert Downey Jr che è riuscito a stare immobile per l’intera esecuzione del ritratto 😉

Il prossimo? Che ne dite di Wolverine? Stay tuned!

 

Grazie Frank

I compleanni che ogni tanto balzano all’occhio surfando su internet servono a ricordarsi e focalizzare meglio i personaggi che hanno fatto la storia, un qualsiasi tipo di storia. Come quando finisci di scrivere una frase, guardi un po indietro e metti i punti sulle i per fissare meglio ciò che hai scritto. Precisamente 73 anni fa nasceva Frank Zappa, a Baltimora, da genitori Italo-statunitensi e credo non avrebbero mai immaginato quale stravagante personaggio sarebbe diventato in futuro.

Frank Zappa

Ho scoperto Zappa con “Freak out” e all’inizio ho dovuto moltiplicare gli ascolti per capire veramente cosa stavo sentendo. Con un bagaglio rock classico già piuttosto ampio sentivo di trovarmi di fronte a qualcosa di diverso e non ho potuto fare altro che continuare ad ascoltare. “Absolutely free“, “We’re Only in It for the Money“, “Burnt weeny sandwich“, sono alcuni degli album che hanno accompagnato i miei primi anni zappiani. Ho ascoltato a volumi impossibili le ossessive note di “The mud shark” contenuto in “Fillmore East – June 1971” e seguito i lunghi dialoghi dello stesso album senza mai pensare ad un contenuto ignobile e inutile. Anzi spesso le cadenze delle parole e i ritmi con cui venivano scandite erano esse stesse musica. Così è stato per “200 Motels” in cui l’accostamento con la musica classica moderna mi ha fornito della giusta dose di curiosità verso generi a prima vista incoerenti ma che, se “assorbiti” con un ascolto approfondito e continuativo regalano un nuovo modo di percepire i suoni. Capolavoro zappiano assoluto a mio giudizio, “Hot rats” in cui il rock e il jazz si fondono in un perfetto insieme; ascoltatevi “Little umbrellas” e “The gumbo variations” non ve ne pentirete. Zappa è semplicemente un geniale compositore.

Con Zappa non si torna indietro.

In quegli anni credo di aver subito una sorta di overdose musicale per cui ho praticamente quasi smesso di ascoltare musica, la solita musica. Sentivo che dovevo cercare qualcosa di diverso e decisi di tuffarmi nel Jazz. Per qualche anno le note improvvisate delle band afroamericane e gli swing delle orchestre hanno invaso i miei spazi. Completamente. Miles Davis, John Coltrane, Art Pepper, Herbie Hancock, Duke Ellington, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Oscar Peterson, Art Blakey, Michel Petrucciani, Charles Mingus, impossibile citarli tutti.  Sono riuscito solo in seguito, dopo svariati anni, pian piano a riascoltare i vecchi vinili ma ormai i miei gusti musicali erano trasformati. Adesso ascolto praticamente di tutto e cerco sempre di aprire le porte a nuovi orizzonti musicali ma credo che senza la parentesi zappiana tutto questo non sarebbe stato lo stesso.

Grazie Frank.

 

The musical box

Per quelli come me che non hanno potuto vedere i Genesis al momento giusto credo che questa sia sicuramente un’occasione da non perdere. Da tempo seguivo le date di questa tribute band e finalmente ho potuto assistere ad uno dei loro concerti. Quest’anno hanno deciso di mettere di nuovo in scena il mitico concept-album “The lamb lies down on Broadway” che nel 1974 segnò l’apice, e contemporaneamente la fine, di uno dei gruppi storici del rock progressivo britannico: i Genesis. Ah certo, come ben saprete tutti, i Genesis hanno continuato a suonare per molti anni, componendo anche dei pezzi stupendi ma da quell’anno, con l’uscita di Peter Gabriel, non sono mai più stati (ahimè) gli stessi di prima.

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The Musical Box è una band, formatasi a Montreal in Canada nel 1993 per celebrare l’anniversario dell’album “Selling England by the pound” (1973). Dopo questa iniziativa continuarono con altri classici come “Nursery Crime” e “Foxtrot”, riproducendo nel migliore dei modi non solo le sonorità ma anche le scene e i travestimenti che caratterizzavano il gruppo originale. Dal 2000 i Genesis hanno concesso loro i diritti per eseguire anche “The lamb lies down on Broadway”, permettendo lo studio del materiale originale in modo da riprodurre le sonorità nel migliore dei modi.

Genesis, formazione durante un concerto per "The lamb lies down on Broadway"

Genesis durante un concerto per “The lamb lies down on Broadway”

Conosco i veri Genesis solo da materiale multimediale ma sono rimasto veramente sorpreso della cura nell’esecuzione anche dei minimi particolari, perfino la disposizione dei musicisti e le luci sembravano le stesse dell’epoca. Forse proprio noi che non abbiamo potuto seguirli nei primi anni settanta ma abbiamo ascoltato e riascoltato centinaia di volte i loro dischi fino ad impararli a memoria, riusciamo ad apprezzare il minuzioso lavoro che i ragazzi canadesi stanno facendo. Mi sono reso conto alla fine del concerto che i brani sono stati solo minimamente riarrangiati senza stravolgere le atmosfere degli album originali.

Hanno fatto precedere il concerto da un video in cui mostravano filmati dell’epoca e interviste, quasi come volessero rimarcare il loro tributo alla grande band che li ha ispirati.

Fin dall’inizio i brani si sono susseguiti con una carica molto potente, forse un po’ stretta in un teatro ma sicuramente molto trascinante soprattutto per chi conosce già i brani ed è in grado di seguire la storia nel suo svolgimento. La qualità dell’esecuzione è sempre stata di alto livello per quasi tutto il concerto con l’esclusione (a mio giudizio) di “Riding the scree” in cui sembrava che il tastierista fosse talmente coivolto nel suo assolo da non riuscire a rimanere a tempo con gli altri. Altra pecca, non so bene se dovuta alla mia posizione molto decentrata o proprio ad un difetto del mixaggio, era la voce che spesso era soffocata dagli strumenti e si faceva fatica a seguire le parole. Nonostante questo, la voce era molto simile a quella di Peter Gabriel e rendeva un buon effetto. Ottima performance per “The waiting room”, brano strumentale ma molto particolare, di cui sono riusciti a riprodurre molto bene l’atmosfera. Stupendi i travestimenti, da Rael alla “campana rotante” con le immagini delle Lamia, per finire all’uscita dello Slipperman dal tunnel-utero, sicuramente uno dei momenti clou della serata. Il pubblico è stato indubbiamente ed inevitabilmente molto caloroso fino alla fine quando ci hanno regalato anche due perle del vecchio repertorio: “The musical box” e “Watcher of the skies” compresi di travestimenti da vecchio e da guadiano dei cieli. Nei pochi momenti in cui riuscivo a smettere di cantare a squarciagola, sono riuscito a fare qualche foto, per chi non crede ancora allo straordinario effetto “flashback” che questa band riesce a portare in scena.

Intanto io mi metto in attesa per il Foxtrot-tour, sia mai che non gli venga in mente un giorno di rifarlo, passando dall’Italia….

Joe

DIstrazione

Le stelle cadenti passano così, d’improvviso una notte alzi gli occhi al cielo e la vedi. Un attimo, una linea nel cielo, non sapevi che l’avresti vista. Appena realizzi cosa è stato l’hai già persa e ne rimane solo un ricordo, ma è un evento tanto raro che per un bel po di tempo segnerà la tua memoria.

Così è stato.

Un passaggio di fretta ai canali radio, un piccolo programma di pochi minuti che riesce a condensare poesia e musica, esistenza e morte, passione e protesta. Poche parole, poca musica, dieci minuti sono bastati per segnare la mia memoria con un potente concentrato di sensazioni, ricordi, visioni. Una storia ormai indelebile e un eroe su tutti: Joe Strummer.

Ma soprattutto la sua perla fra le perle:

Straight To Hell – The Clash

If you can play on the fiddle
How’s about a British jig and reel?
Speaking King’s English in quotation
As railhead towns feel the steel mills rust water froze
In the generation
Clear as winter ice
This is your paradise

There ain’t no need for ya
Go straight to hell boys

Y’wanna join in a chorus
Of the Amerasian blues?
When it’s Christmas out in Ho Chi Minh City
Kiddie say papa papa papa papa-san take me home
See me got photo photo
Photograph of you
Mamma Mamma Mamma-san
Of you and Mamma Mamma Mamma-san
Lemme tell ya ‘bout your blood bamboo kid.
It ain’t Coca-Cola it’s rice.

Straight to hell
Oh Papa-san
Please take me home
Oh Papa-san
Everybody they wanna go home
So Mamma-san says

You wanna play mind-crazed banjo
On the druggy-drag ragtime U.S.A.?
In Parkland International
Hah! Junkiedom U.S.A.
Where procaine proves the purest rock man groove
and rat poison
The volatile Molotov says-

PSSST…
HEY CHICO WE GOT A MESSAGE FOR YA…
VAMOS VAMOS MUCHACHO
FROM ALPHABET CITY ALL THE WAY A TO Z, DEAD, HEAD

Go straight to hell

Can you really cough it up loud and strong
The immigrants
They wanna sing all night long
It could be anywhere
Most likely could be any frontier
Any hemisphere
No man’s land and there ain’t no asylum here
King Solomon he never lived round here

Go straight to hell boys

Info: La trasmissione è “Dirty Boogie” puntata del 21.12.2012 trasmessa da Radio 2 e scaricabile da qui, finché non esaurisce la sua luce.

Estate fotografica

Ho appena caricato alcune foto sul sito. Sono vari scatti fatti nel periodo estivo appena trascorso, presi qua e la, senza voler fare una vera “cronaca delle vacanze”. Sicuramente la parte più corposa è quella relativa al Serravalle Jazz che per il secondo anno consecutivo ha attirato i miei interessi musicali (e fotografici). Colgo l’occasione per fare i complimenti a tutta l’organizzazione ma soprattutto ai musicisti che ci hanno regalato ottima musica.
Ho voluto scrivere queste due righe di presentazione anche come pretesto per dare spazio a chi volesse commentare le foto, visto che nel sito non c’è questa possibilità.
Per chi avesse gia visto le foto presenti fino ad oggi ricordo che quelle nuove sono sempre all’inizio di ogni galleria.

A presto,
il mio “autunno fotografico” è gia iniziato….