Claudio Castellini di nuovo a Lucca C&G

La recente edizione di Lucca Comics & Games ha visto il ritorno di uno dei maestri del fumetto: Claudio Castellini.

Romano, classe 1966, dopo aver vinto il primo premio “Pier Lambicchi” alla Rassegna internazionale del fumetto e del fantastico di Prato nel 1986, arriva l’apertura verso il grande pubblico disegnando per Bonelli due numeri di Dylan Dog (#30 del 1989 “La casa infestata” e #48 del 1990 “Horror paradise”) e successivamente con la caratterizzazione del personaggio di Nathan Never, disegnandone al contempo il primo albo e un buon numero di copertine dei successivi. L’editore voleva un personaggio che si ispirasse a Rick Deckard di Blade Runner, da qui l’idea del trench disegnato come un mantello da supereroe, sempre al vento, che conferiva anche molto movimento alle scene. Per rendere il personaggio più fantascientifico fu disegnato con i capelli bianchi ma neri sui lati, una sorta di Mister No al contrario.

Fu determinante in quegli anni l’incontro con John Buscema, suo ispiratore insieme a Neil Adams, che lo portò in america diventando uno dei primi disegnatori italiani, insieme a Pino Rinaldi, a lavorare per la Marvel. Qui, su una sceneggiatura di Ron Marz, disegnò una Graphic novel di Silver Surfer (Dangerous Artifacts (1996) tradotta in Italia come “Il buio oltre le stelle) diventata in breve una delle sue opere più ricercate. Tutt’oggi Silver Surfer è anche uno dei suoi personaggi preferiti. Avendo avuto molta libertà, tipica delle commissioni Marvel e americane in genere, ha potuto disegnare molti personaggi reinventando spesso particolari che hanno poi fatto scuola. Pensiamo all’impatto fantascientifico delle astronavi di Galactus in pieno stile Star Wars, oppure al Ben Grimm sulla serie di copertine create per i Fantastici 4, dove La Cosa non era un semplice ammasso di roccia ma era disegnata con un effetto anatomico molto evidente. Inoltre Conan molto più fantasy e dotato di particolari del costume inediti fino ad allora.

In fiera Castellini ha portato prevalentemente stampe di opere inedite o commissioni ma nessuna nuova storia a fumetti perché, come dice lui stesso, non vuole al momento sottostare ai ritmi frenetici imposti dalle case editrici. Preferisce dedicarsi al collezionismo e alle stampe d’autore che gli permettono così di equilibrare gli impegni lavorativi con la vita privata senza sacrificare ne l’una ne l’altra. Nessun nuovo lavoro quindi ma durante l’intervista ha dichiarato che sarebbe molto interessato a partecipare alla produzione dei film di genere supereroistico a cui, sebbene già ben realizzati, solo un bravo disegnatore può conferire quella caratteristica dinamica e immaginativa tale che può fare la differenza.

In area performance al padiglione Carducci ha realizzato un Batman, venduto all’asta per Dynamo Camp durante il pomeriggio della domenica. Le presenze al suo stand sono state parecchie a dimostrazione che l’interesse per le sue opere è ancora vivo ed è stato per molti un vero piacere ritrovarlo a Lucca dopo tanti anni di assenza.

 

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The musical box

Per quelli come me che non hanno potuto vedere i Genesis al momento giusto credo che questa sia sicuramente un’occasione da non perdere. Da tempo seguivo le date di questa tribute band e finalmente ho potuto assistere ad uno dei loro concerti. Quest’anno hanno deciso di mettere di nuovo in scena il mitico concept-album “The lamb lies down on Broadway” che nel 1974 segnò l’apice, e contemporaneamente la fine, di uno dei gruppi storici del rock progressivo britannico: i Genesis. Ah certo, come ben saprete tutti, i Genesis hanno continuato a suonare per molti anni, componendo anche dei pezzi stupendi ma da quell’anno, con l’uscita di Peter Gabriel, non sono mai più stati (ahimè) gli stessi di prima.

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The Musical Box è una band, formatasi a Montreal in Canada nel 1993 per celebrare l’anniversario dell’album “Selling England by the pound” (1973). Dopo questa iniziativa continuarono con altri classici come “Nursery Crime” e “Foxtrot”, riproducendo nel migliore dei modi non solo le sonorità ma anche le scene e i travestimenti che caratterizzavano il gruppo originale. Dal 2000 i Genesis hanno concesso loro i diritti per eseguire anche “The lamb lies down on Broadway”, permettendo lo studio del materiale originale in modo da riprodurre le sonorità nel migliore dei modi.

Genesis, formazione durante un concerto per "The lamb lies down on Broadway"

Genesis durante un concerto per “The lamb lies down on Broadway”

Conosco i veri Genesis solo da materiale multimediale ma sono rimasto veramente sorpreso della cura nell’esecuzione anche dei minimi particolari, perfino la disposizione dei musicisti e le luci sembravano le stesse dell’epoca. Forse proprio noi che non abbiamo potuto seguirli nei primi anni settanta ma abbiamo ascoltato e riascoltato centinaia di volte i loro dischi fino ad impararli a memoria, riusciamo ad apprezzare il minuzioso lavoro che i ragazzi canadesi stanno facendo. Mi sono reso conto alla fine del concerto che i brani sono stati solo minimamente riarrangiati senza stravolgere le atmosfere degli album originali.

Hanno fatto precedere il concerto da un video in cui mostravano filmati dell’epoca e interviste, quasi come volessero rimarcare il loro tributo alla grande band che li ha ispirati.

Fin dall’inizio i brani si sono susseguiti con una carica molto potente, forse un po’ stretta in un teatro ma sicuramente molto trascinante soprattutto per chi conosce già i brani ed è in grado di seguire la storia nel suo svolgimento. La qualità dell’esecuzione è sempre stata di alto livello per quasi tutto il concerto con l’esclusione (a mio giudizio) di “Riding the scree” in cui sembrava che il tastierista fosse talmente coivolto nel suo assolo da non riuscire a rimanere a tempo con gli altri. Altra pecca, non so bene se dovuta alla mia posizione molto decentrata o proprio ad un difetto del mixaggio, era la voce che spesso era soffocata dagli strumenti e si faceva fatica a seguire le parole. Nonostante questo, la voce era molto simile a quella di Peter Gabriel e rendeva un buon effetto. Ottima performance per “The waiting room”, brano strumentale ma molto particolare, di cui sono riusciti a riprodurre molto bene l’atmosfera. Stupendi i travestimenti, da Rael alla “campana rotante” con le immagini delle Lamia, per finire all’uscita dello Slipperman dal tunnel-utero, sicuramente uno dei momenti clou della serata. Il pubblico è stato indubbiamente ed inevitabilmente molto caloroso fino alla fine quando ci hanno regalato anche due perle del vecchio repertorio: “The musical box” e “Watcher of the skies” compresi di travestimenti da vecchio e da guadiano dei cieli. Nei pochi momenti in cui riuscivo a smettere di cantare a squarciagola, sono riuscito a fare qualche foto, per chi non crede ancora allo straordinario effetto “flashback” che questa band riesce a portare in scena.

Intanto io mi metto in attesa per il Foxtrot-tour, sia mai che non gli venga in mente un giorno di rifarlo, passando dall’Italia….

Lucca Comics 2012

Quando Lucca Comics finisce ho sempre l’impressione di non aver visto tutto ciò che avrei voluto (ed è sempre proprio così…). Che questa fosse stata l’annata dei grandi numeri me ne sono accorto quando il giovedì pomeriggio mi sono trovato davanti ad un palco che mi è sembrato notevolmente più grande delle scorse edizioni, che sia stato solo l’effetto “tanta voglia di comics”?

Solitamente comincio ad assaporare l’atmosfera della fiera visitando le mostre parallele di Palazzo Ducale e le altre che aprono le porte già qualche giorno prima.

Attendevo da tempo le tavole di Enrique Breccia, uno dei miei disegnatori preferiti, già dai tempi in cui su Skorpio venivano pubblicate le storie di Alvar Mayor. I tratti spezzati e l’atmosfera grezza  dei suoi disegni mi hanno sempre affascinato. Tra le altre in mostra c’erano le matite delle tavole per il nuovo Tex che uscirà (forse) nel 2014 su sceneggiatura di Tito Faraci. Chi le ha viste concorderà con me dell’assoluta maestria di Breccia. Sono riuscito a incontrarlo allo stand di 001 Edizioni e a racimolare un autografo su un suo volume; vederlo mentre disegna uno dei suoi soli spezzati dalle nuvole è emozionante.

Sempre all’interno degli spazi di palazzo Ducale si potevano ammirare le due bravisssime Sara Pichelli e Laura Zuccheri, autrici del manifesto, e benché abbiano un disegno abbastanza standard hanno fatto sfoggio di opere notevoli. Un giovane artista che non conoscevo è Chris Ayers, creatore di un’infinita serie di simpaticissimi personaggi di derivazione animalesca e di ottima fattura; ho assistito ad una sua lezione nel padiglione Junior mentre insegnava ad alcuni bimbi qualche trucchetto.

Tra le foto che ho inserito qui sotto c’è un Simone Bianchi impegnato in una pittura con Wolverine e Spiderman (visibile anche qui) a cui ha lavorato praticamente per i quattro giorni della manifestazione. Stranamente ogni volta che passavo dallo stand era al lavoro allo stesso dipinto ma non credo che siano stati quattro giorni ininterrotti di lavoro; ad ogni modo il risultato conferma quanto già pensavo di lui: ha un disegno fantastico che purtroppo appesantisce con un’inchiostrazione e una colorazione eccessiva in cui spesso anche le posizioni dei personaggi si confondono. In passato ho acquistato alcuni suoi sketchbook dove si possono ancora vedere gli stupendi disegni preliminari.

Degli artisti che sono riuscito a “beccare” al lavoro nell’area performance del games, Lucio Parrillo rimane quello che mi piace di più. Il disegno è favoloso e anche caricato con il colore riesce a mantenete un equilibrio ben giocato tra ombre e luci, quelle luci “cinematografiche” che staccano la figura e conferiscono vitalità all’immagine. Questo tipo di disegno è molto simile in Paolo Barbieri (uno dei “4 moschettieri”) ma forse le immagini di Barbieri sono più statiche seppur sempre di ottima realizzazione. Il suo volume sugli Dei dello scorso anno, secondo me, è migliore di quello uscito quest’anno sull’inferno Dantesto. L’altro moschettiere Luca Zontini ha realizzato un’immagine curiosa e inusuale se paragonata ai classici fantasy ma, seppur semplice, secondo me è ben costruita, mi piace l’aspetto spigoloso del teschio e l’effetto cartoon generale. Nuova presenza quest’anno è Greg Staples che si è cimentato in un primo piano di Batman. Devo dire che lo preferisco nel genere fantasy e la mostra di alcune suo opere, organizzata da Imagine FX Italia subito dietro l’area performance, ne è stata un ottimo esempio. Sempre in area performance mi ha colpito l’Hulk di Frizzi, un classico disegno in stile fumetto proposto in formato grande, che per questo si scosta bene dal genere dalle altre opere.

Quest’anno mi sono interessato un pò (scusate il ritardo) a Diabolik e forse è stato l’anno perfetto per iniziare, visti gli eventi legati ai suoi 50 anni. La mostra in S. Giovanni si è rivelata un viaggio affascinante nella memoria storica dei personaggi nonché ottima carrellata di gadget “Diabolici”; come ad esempio il Diabolik in stile bronzo di Riace. Buona occasione questa per vedere le tavole del nuovissimo DK (di Palumbo-Faraci) che vedrà la luce nella sua veste definitiva solo il prossimo anno (a Lucca è uscita solo una pre-versione con tavole finite e non finite, bianco e nero o addirittura solo sceneggiatura.). Questo progetto segna una svolta epocale nell’universo Diabolik tanto da creare un personaggio (DK) che si staccherà definitivamente da quello classico. Come hanno detto gli autori nell’incontro di presentazione: “o la va o la spacca”. Vedendo le tavole di Palumbo penso che le possibilità di successo ci siano, a partire dal nuovo formato (quello classico Marvel verticale anziché piccolo) che permette un’impostazione della pagina più adatta alle scene d’azione.

A proposito di nuove scoperte, questo è anche l’anno in cui apro le porte ad un altro personaggio che da parecchio tempo mi incuriosiva ma alle cui storie ero riuscito a dare solo alcune fugaci occhiate.

Ma forse questa è un’altra storia.

Per chi volesse rivedere le opere dell’area performance segnalo questo link: www.areaperformance.it/work

A presto.