Robert Downey Jr (Speed drawing)

Mi sono detto: “Perchè no?”. Oltre a foglio, matite e un PC con la foto modello, ho installato una minicamera sul tavolo da disegno e via. In totale sono servite un paio d’ore suddivise in qualche serata, che ho poi rimesso insieme in un video unico e infiocchettato con musica e titoli. Durante una sessione ho purtroppo posizionato la minicamera troppo vicino al disegno e si è persa la parte della realizzazione del colletto dell’armatura. Pazienza sarà per la prossima volta.

Questa è la versione speed drawing che sposa perfettamente i tempi “internettiani” attuali. Per gli amanti del disegno che hanno più pazienza probabilmente inserirò una versione estesa.

Per la colonna sonora ho scelto “Shoot to Thrill” degli AC/DC inserita anche nel film di Iron Man. Naturalmente un ringraziamento speciale a Robert Downey Jr che è riuscito a stare immobile per l’intera esecuzione del ritratto 😉

Il prossimo? Che ne dite di Wolverine? Stay tuned!

 

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Grazie Frank

I compleanni che ogni tanto balzano all’occhio surfando su internet servono a ricordarsi e focalizzare meglio i personaggi che hanno fatto la storia, un qualsiasi tipo di storia. Come quando finisci di scrivere una frase, guardi un po indietro e metti i punti sulle i per fissare meglio ciò che hai scritto. Precisamente 73 anni fa nasceva Frank Zappa, a Baltimora, da genitori Italo-statunitensi e credo non avrebbero mai immaginato quale stravagante personaggio sarebbe diventato in futuro.

Frank Zappa

Ho scoperto Zappa con “Freak out” e all’inizio ho dovuto moltiplicare gli ascolti per capire veramente cosa stavo sentendo. Con un bagaglio rock classico già piuttosto ampio sentivo di trovarmi di fronte a qualcosa di diverso e non ho potuto fare altro che continuare ad ascoltare. “Absolutely free“, “We’re Only in It for the Money“, “Burnt weeny sandwich“, sono alcuni degli album che hanno accompagnato i miei primi anni zappiani. Ho ascoltato a volumi impossibili le ossessive note di “The mud shark” contenuto in “Fillmore East – June 1971” e seguito i lunghi dialoghi dello stesso album senza mai pensare ad un contenuto ignobile e inutile. Anzi spesso le cadenze delle parole e i ritmi con cui venivano scandite erano esse stesse musica. Così è stato per “200 Motels” in cui l’accostamento con la musica classica moderna mi ha fornito della giusta dose di curiosità verso generi a prima vista incoerenti ma che, se “assorbiti” con un ascolto approfondito e continuativo regalano un nuovo modo di percepire i suoni. Capolavoro zappiano assoluto a mio giudizio, “Hot rats” in cui il rock e il jazz si fondono in un perfetto insieme; ascoltatevi “Little umbrellas” e “The gumbo variations” non ve ne pentirete. Zappa è semplicemente un geniale compositore.

Con Zappa non si torna indietro.

In quegli anni credo di aver subito una sorta di overdose musicale per cui ho praticamente quasi smesso di ascoltare musica, la solita musica. Sentivo che dovevo cercare qualcosa di diverso e decisi di tuffarmi nel Jazz. Per qualche anno le note improvvisate delle band afroamericane e gli swing delle orchestre hanno invaso i miei spazi. Completamente. Miles Davis, John Coltrane, Art Pepper, Herbie Hancock, Duke Ellington, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Oscar Peterson, Art Blakey, Michel Petrucciani, Charles Mingus, impossibile citarli tutti.  Sono riuscito solo in seguito, dopo svariati anni, pian piano a riascoltare i vecchi vinili ma ormai i miei gusti musicali erano trasformati. Adesso ascolto praticamente di tutto e cerco sempre di aprire le porte a nuovi orizzonti musicali ma credo che senza la parentesi zappiana tutto questo non sarebbe stato lo stesso.

Grazie Frank.

 

The musical box

Per quelli come me che non hanno potuto vedere i Genesis al momento giusto credo che questa sia sicuramente un’occasione da non perdere. Da tempo seguivo le date di questa tribute band e finalmente ho potuto assistere ad uno dei loro concerti. Quest’anno hanno deciso di mettere di nuovo in scena il mitico concept-album “The lamb lies down on Broadway” che nel 1974 segnò l’apice, e contemporaneamente la fine, di uno dei gruppi storici del rock progressivo britannico: i Genesis. Ah certo, come ben saprete tutti, i Genesis hanno continuato a suonare per molti anni, componendo anche dei pezzi stupendi ma da quell’anno, con l’uscita di Peter Gabriel, non sono mai più stati (ahimè) gli stessi di prima.

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The Musical Box è una band, formatasi a Montreal in Canada nel 1993 per celebrare l’anniversario dell’album “Selling England by the pound” (1973). Dopo questa iniziativa continuarono con altri classici come “Nursery Crime” e “Foxtrot”, riproducendo nel migliore dei modi non solo le sonorità ma anche le scene e i travestimenti che caratterizzavano il gruppo originale. Dal 2000 i Genesis hanno concesso loro i diritti per eseguire anche “The lamb lies down on Broadway”, permettendo lo studio del materiale originale in modo da riprodurre le sonorità nel migliore dei modi.

Genesis, formazione durante un concerto per "The lamb lies down on Broadway"

Genesis durante un concerto per “The lamb lies down on Broadway”

Conosco i veri Genesis solo da materiale multimediale ma sono rimasto veramente sorpreso della cura nell’esecuzione anche dei minimi particolari, perfino la disposizione dei musicisti e le luci sembravano le stesse dell’epoca. Forse proprio noi che non abbiamo potuto seguirli nei primi anni settanta ma abbiamo ascoltato e riascoltato centinaia di volte i loro dischi fino ad impararli a memoria, riusciamo ad apprezzare il minuzioso lavoro che i ragazzi canadesi stanno facendo. Mi sono reso conto alla fine del concerto che i brani sono stati solo minimamente riarrangiati senza stravolgere le atmosfere degli album originali.

Hanno fatto precedere il concerto da un video in cui mostravano filmati dell’epoca e interviste, quasi come volessero rimarcare il loro tributo alla grande band che li ha ispirati.

Fin dall’inizio i brani si sono susseguiti con una carica molto potente, forse un po’ stretta in un teatro ma sicuramente molto trascinante soprattutto per chi conosce già i brani ed è in grado di seguire la storia nel suo svolgimento. La qualità dell’esecuzione è sempre stata di alto livello per quasi tutto il concerto con l’esclusione (a mio giudizio) di “Riding the scree” in cui sembrava che il tastierista fosse talmente coivolto nel suo assolo da non riuscire a rimanere a tempo con gli altri. Altra pecca, non so bene se dovuta alla mia posizione molto decentrata o proprio ad un difetto del mixaggio, era la voce che spesso era soffocata dagli strumenti e si faceva fatica a seguire le parole. Nonostante questo, la voce era molto simile a quella di Peter Gabriel e rendeva un buon effetto. Ottima performance per “The waiting room”, brano strumentale ma molto particolare, di cui sono riusciti a riprodurre molto bene l’atmosfera. Stupendi i travestimenti, da Rael alla “campana rotante” con le immagini delle Lamia, per finire all’uscita dello Slipperman dal tunnel-utero, sicuramente uno dei momenti clou della serata. Il pubblico è stato indubbiamente ed inevitabilmente molto caloroso fino alla fine quando ci hanno regalato anche due perle del vecchio repertorio: “The musical box” e “Watcher of the skies” compresi di travestimenti da vecchio e da guadiano dei cieli. Nei pochi momenti in cui riuscivo a smettere di cantare a squarciagola, sono riuscito a fare qualche foto, per chi non crede ancora allo straordinario effetto “flashback” che questa band riesce a portare in scena.

Intanto io mi metto in attesa per il Foxtrot-tour, sia mai che non gli venga in mente un giorno di rifarlo, passando dall’Italia….

Scusi dov’è il bar?

Se dovessi consigliare a due amici l’ascolto di “The Final Cut” dei Pink Floyd direi certo che è un album che mi è rimasto nel cuore. Sicuramente è stato l’ultimo album di una lunga carriera di successi e ha segnato lo scioglimento del gruppo così come lo avevamo conosciuto per tanti anni. Certo è che i Pink senza Waters non sono stati più gli stessi. Anche se i brani non hanno sonorità originali e prendono in prestito stralci del precedente “The Wall” (tant’è che alcuni pezzi del film sono proprio di questo album) l’atmosfera è drammatica ed estremamente toccante. Ho riascoltato questo album dopo parecchi anni ma ancora oggi apprezzo la sua bellezza, non solo per le musiche ma anche i suoni nel sottofondo, le parole soffocate e soprattutto la voce. Quando ascolto “Southampton Dock” immagino lei sul molo a salutare col fazzoletto, bagnata dalla pioggia, immersa in una tristezza grande quanto il mare che ha davanti.

The Final Cut